Afarp
L’Afarp Associazione Familiari per l’Attuazione della Riforma
Psichiatrica è una Associazione di volontariato senza scopo di lucro. È
stata costituita il 2 marzo 2004 per soddisfare la necessità di azione
pronta e mirata sui problemi locali. In particolare per intraprendere
iniziative che sollecitino le istituzioni affinché attuino le “buone
pratiche” in tema di “salute mentale” e promuovere l’inserimento
sociale e lavorativo dei propri iscritti.
All’A.F.A.R.P. sono
iscritti utenti del Dipartimento di Salute Mentale ed i loro familiari,
i soci fondatori furono 13, attualmente si contano 50 aderenti tutti
attivamente coinvolti nell’attività dell’Associazione.
L’Atto Costitutivo e lo Statuto sono stati registrati a Sassari, Ufficio delle Entrate, il 14 aprile 2004 col n. 2235; Codice Fiscale 92088610909 L'associazione e' iscritta al Registro Regionale del Volontariato (l. n. 266/91 e L.R. n. 39/93) al n. 1345
Una favola orientale racconta di un uomo cui strisciò in bocca, mentre dormiva, un serpente. Il serpente gli scivolò nello stomaco e vi si stabilì e di là impose all'uomo la sua volontà, così da privarlo della libertà. L'uomo era alla mercé del serpente: non apparteneva più a se stesso. Finché un mattino l'uomo sentì che il serpente se n'era andato e lui era di nuovo libero. Ma allora si accorse di non saper cosa fare della sua libertà: "nel lungo periodo del dominio assoluto del serpente egli si era talmente abituato a sottomettere la sua propria volontà alla volontà di questo, i suoi propri desideri ai desideri di questo, i suoi propri impulsi agli impulsi di questo che aveva perso la capacità di desiderare, di tendere a qualcosa, di agire autonomamente. In luogo della libertà aveva trovato il vuoto, perché la sua nuova essenza acquistata nella cattività se ne era andata insieme col serpente, e a lui non restava che riconquistare a poco a poco il precedente contenuto umano della sua vita". L'analogia di questa favola con la condizione istituzionale del malato mentale è addirittura sorprendente, dato che sembra la parabola fantastica dell'incorporazione da parte del malato di un nemico che lo distrugge, con gli stessi atti di prevaricazione e di forza con cui l'uomo della favola è stato dominato e distrutto dal serpente. Il malato, che già soffre di una perdita di libertà quale può essere interpretata la malattia, si trova costretto ad aderire ad un nuovo corpo che è quello dell'istituzione, negando ogni desiderio, ogni azione, ogni aspirazione autonoma che lo farebbero sentire ancora vivo e ancora se stesso. Egli diventa un corpo vissuto nell'istituzione, per l'istituzione, tanto da essere considerato come parte integrante delle sue stesse strutture fisiche.
Franco Basaglia
(in Corpo e istituzione, 1967)





















































